Luigi Rossetti

INDICE

Presentazione Casa America
Introduzione all’opera

PARTE PRIMA

ROSSETTI nella Storia e Cultura del periodo 1827-1840

  • I dati storici e cronologici dell’esule patriota e del suo soggiorno in America Latina: confronto con i fatti salienti dell’epoca
  • Lui e la strana emigrazione del periodo 1820-1835
  • Una breve vita in grande:
  1. Giovane esule dall’Italia
  2. Arrivo in Sudamerica
  3. La personalità dell’UOMO
  4. La versatilità di giornalista, politico e fine intellettuale rivoluzionario
  5. Il rapporto con i Fratelli Italiani e l’amicizia con gli Apostoli Internazionali
  6. Il giudizio dei massimi storici brasiliani
  7. La morte in battaglia
  • La Rivoluzione Farroupilha in Brasile (1835-45): cause e organizzazione politica e militare

 Il Primo Governo Repubblicano

 I continui viaggi e servigi in Brasile e in Uruguay

  • Montevideo: Accademia internazionale di esuli politici, romantici, sognatori e uomini liberi

PARTE SECONDA

L’EPISTOLARIO, IL GIORNALISMO E/O GLI ALTRI SCRITTI

 1)      La sua opera magna: il giornale “O POVO”

  • Gli inizi al giornale

La corrispondenza di Rossetti con i grandi personaggi dell’epoca

Tabella generale e cronologia dell’epistolario, seguita dalla traduzione e trascrizione di tutte le 58 Lettere

Conclusioni: Il lascito più profondo e indelebile di Rossetti giornalista e scrittore politico

PARTE TERZA

 APPENDICE

Allegati, schede di supporto e contributi di approfondimento

1)      Principali personaggi storici fortemente legati a Rossetti

  • L’omaggio riparatore in Brasile
  • Gli altri amici italiani che morirono in Brasile
  • Bibliografia generale di riferimento
  • Tabelle

I – Lista di Leva militare del comune di Genova per l’anno 1800

II – Stato di famiglia di Rossetti

III – Nascita del giornalismo moderno in Sudamerica con il grande apporto italiano

IV- Statino Ufficiale adepti alla Congrega Mazziniana segreta di Rio de Janeiro (1838)-Brasile

V– Gli italiani che parteciparono alla Rivoluzione in Brasile e/o alla difesa dell’Uruguay

VI – Mappa della guerra dello Stato di Rio Grande do Sul (Brasile)

VII – Tabella sintetica della Storia di “O Povo” (1838-40)

VIII – Tabella sintetica del firmamento degli amici intimi di Rossetti in Sudamerica: gli Apostoli e i Fratelli italiani, i Capi, i Generali e/o principali personaggi locali

IX – Dalle guerre alla poesia; dal portoghese, allo spagnolo e all’italiano: Brevi e significativi versi di poesie, quartine, citazioni e frasi dei giovani romantici guerrieri che, quando non combattevano, scrivevano

X – Interferenze, comparazioni ed espressioni di contaminazioni linguistiche tra spagnolo, portoghese, italiano e viceversa

  • Indice dei nomi

Presentazione Casa America

Mi piace particolarmente l’idea di un libro dedicato al genovese Luigi Rossetti, mazziniano e garibaldino che lottò per gli ideali di libertà e democrazia in America Latina. Questa sarà l’occasione per far conoscere maggiormente Rossetti in Italia come merita la sua figura, ed è il momento giusto perché, da quest’anno, debbono iniziare le celebrazioni per il centocinquantesimo dell’Indipendenza e dell’Unità d’Italia. Fa parte organica delle celebrazioni, secondo me, ricordare il ruolo che il Risorgimento italiano ha avuto nelle Americhe sia attraverso la diffusione del suo pensiero ed anche direttamente tramite tanti protagonisti. Rossetti, emigrato in Brasile, entrò ben presto nella Giovine Italia di Rio de Janeiro dove conobbe Giuseppe Garibaldi, e prese parte alla difesa dell’indipendenza del Rio Grande do Sul e poi anche della neo-proclamata repubblica di Santa Catharina divenendo Segretario del primo presidente Cordeiro. Al ruolo di combattente alternò quello di giornalista e nel 1838 fondò il bisettimanale O Povo.  Morì combattendo al fianco delle forze repubblicane di Bento Gonçalves nel 1840. La Fondazione Casa America, che dal 2000 svolge attività di conoscenza e scambio culturale sui temi storici e attuali che uniscono l’Italia e l’America Latina, ha “incontrato” Luigi Rossetti molte volte in questi anni compiendo ricerche, organizzando conferenze e mostre e pubblicando vari volumi sul tema del Risorgimento Italiano e dei suoi legami con l’America Latina. Nel volume “Giuseppe Garibaldi liberatore globale tra Italia Europa e America” abbiamo messo in rilievo l’importanza che Rossetti ebbe in Brasile e come amico di Garibaldi. Nelle sue memorie, come noto, il Generale ricorderà con commozione Luigi Rossetti.

Anche nel “Dizionario storico biografico dei Liguri in America Latina” e nel catalogo della mostra Risorgimento fra Due Mondi così come nel catalogo di ex libris “Il Generale Giuseppe Garibaldi e l’America Latina” abbiamo ricordato la figura di Luigi Rossetti e la sua corrispondenza con Giovanni Battista Cuneo, animatore impareggiabile delle idee mazziniane in America Latina ed organizzatore di molti periodici. Roberto Speciale

Presidente
Fondazione Casa America

LUIGI ROSSETTI

Biografia, Giornalismo e Pensiero Politico del Primo mazziniano esule in Sudamerica (1800-1840)

Introduzione all’opera

La lunga storia del Risorgimento italiano ha visto la partecipazione e l’epopea di molte migliaia di valorosi soldati, poeti, intellettuali e uomini comuni che s’impegnarono a fondo, spesso senza un’adeguata formazione militare, per ridare libertà e indipendenza all’Italia dell’Ottocento. Su tutti questi uomini d’armi spiccano due fulgidi personaggi di veri padri della Patria: Giuseppe Mazzini “il pensiero”, e Giuseppe Garibaldi “l’azione”. Di entrambi sono piene le nostre pagine di storia e di loro ci siamo ricordati sempre, soprattutto in ricorrenze particolari come quelle del cinquantesimo, centesimo e ora duecentesimo anno della loro nascita. Inoltre, molto giustamente, l’Italia e il mondo sono pieni di loro immagini, monumenti, piazze e strade loro dedicate. Degli altri patrioti, che pure hanno combattuto con l’uno e collaborato con l’altro, per decenni, abbiamo avuto testimonianze e dati inconfondibili che ce li ricordano, celebrano e pongono nel giusto posto di gloria, quanto meno nelle rispettive città di nascita o di morte. Solamente scorrendo la lunga lista dei 1089 garibaldini della Spedizione dei Mille del 1860 in Sicilia, ci rendiamo effettivamente conto che le loro morti non sono state vane perché, anche di costoro, sappiamo quasi tutto. Anche di quei pochi che morirono in modo eclatante all’inizio dei primi moti insurrezionali (Ciro Menotti, Carlo Pisacane e altri) sappiamo molto e li abbiamo collocati nella meritata nicchia della storia risorgimentale italiana. Però di due o tre esuli morti all’estero e prima del ritorno in patria di Garibaldi del 1848 sappiamo pochissimo; e di uno di loro in particolare, solamente uno, il più sfortunato e bravo dei primi fedeli mazziniani e garibaldini, si sa solo quel poco o niente che gli altri hanno detto o non detto di lui; nonostante l’unico ricordo dell’amico Garibaldi e le considerazioni politiche di Mazzini[1], la nostra storiografia e istituzioni ufficiali, nulla hanno fatto per rendere omaggio a questo patriota morto prematuramente ed eroicamente in guerra a soli 40 anni.

Parliamo di Luigi Carlo Rossetti, genovese Doc e classe 1800, “bandito di Primo Catalogo”, vagabondo, mercante, corsaro, pirata, poi giornalista politico e tenente di marina che, condannato a morte in Italia, scappò nel 1826 in Brasile e lì morì combattendo eroicamente in Brasile nel 1840. E’ una delle figure più grandi, nobili e luminose del nostro primo Risorgimento, ma soprattutto della lunga Rivoluzione Farroupilha in Brasile, nel bel sud di Rio Grande do Sul (Cassapava, Piratini, Repubblica Juliana e Santa Catharina).

Ma perché questo omaggio? 

Ma perché, ancor oggi, è così importante rivedere e approfondire questo tema e in particolare la sua figura?

Per il semplice fatto che lui era il mazziniano perfetto, il numero tre o quattro della grande gerarchia politico-culturale italiana in Sudamerica, cosa che lui sapeva perfettamente, onorando e condividendo le pesanti responsabilità con gli altri emigrati ed esuli politici. Da puro rivoluzionario qual era, non si sognò di far del male a chicchessia, né di scavalcare alcuno o cercare di mettersi in competizione con Garibaldi, con Cuneo, Zambeccari e gli altri amici stranieri, per i quali nutriva un senso di vera fraterna amicizia ed era sempre pronto a immolarsi, pur di renderli felici. Amava gli italiani allo stesso modo e tempo dei nuovi amici rivoluzionari Gonçalves, Almeida e Teixeira Nunes. Per ricordarcelo bastano le poche e chiare affermazioni di Garibaldi “Rossetti sarà il mio co-viandante: certo, sarebbe difficile rinvenire ugual volenteroso pei nostri principi[2].

Lui, vero altruista, genuino e puro, era sempre disponibile con tutti e si rammaricava perfino quando vedeva tristi o insoddisfatti gli amici e compagni d’armi. Ci stava male e questo lo si legge nelle sue tante belle lettere. Rossetti: Un vero sognatore, romantico, buono e indifeso, sempre pronto all’azione per gli ideali di libertà e di giustizia, sia con la penna che con la spada. Lui che però privilegiava la prima, unitamente all’azione politico-diplomatica per la quale si sentiva più adatto e portato “il Presidente mi ha fatto Primo Tenente di Marina e Almeida vuole che io rediga il giornale: a parlar schietto starei più volentieri dove non si rischia di prendere una balla, mentre che d’altronde non vorrei far torto all’onore fattomi e abbandonare Garibaldi”[3].

Ma, quando si rendeva necessaria, non si tirava comunque indietro dall’azione militare. Il suo maggior risultato militare lo conseguì proprio con gli amici più stretti: Garibaldi, Anita e Teixeira Nunes, quando nel 1839 a Laguna sconfissero e sbaragliarono tutti gli avversari imperiali. Lui invece considerava quel lungo periodo brasiliano (e ce lo ricorda molte volte nelle lettere) come una palestra di vita, di competenze, amicizie necessarie e da acquisire nella guerra sudamericana per poi trasferirle nelle lotte risorgimentali in Italia. Dallo studio delle migliaia di pagine, bibliografie e centinaia di testi (approfonditi in più di 5 anni di soggiorno in Sudamerica per terminare l’altro importante saggio storico basato sugli intrecci storici e interculturali di grandi leader e personaggi come Gonçalves, Iriarte, Garibaldi e Mitre), abbiamo potuto constatare che, tra le migliaia di nomi ricorrenti e spesso citati, con grandi e lusinghieri giudizi da parte dei belligeranti e degli storici di ogni tendenza, appare frequentemente il nome di Luigi Rossetti. Conosciuto da quelle parti come Luiz o Luis Rossetti, lì più amato che in Italia; anche perché dopo 13 lunghi anni interamente trascorsi in sudamerica, parlava perfettamente le loro lingue, ne assaporava la cultura, ne condivideva le abitudini ed era diventato uno di casa, cioè uno di loro, un vero Farrapo[4].

Di tutti i personaggi risorgimentali italiani abbiamo un’immagine, un dipinto, degli schizzi o bozzetti anche approssimativi che ne raffigurino almeno la testa o il busto, ma di lui nulla di tutto ciò, è un “vulto sem rosto”, cioè un “busto senza viso”. Abbiamo comunque delle raffigurazioni della sua persona fisica, una descrittiva e l’altra immaginativa; ma non esistendo foto e immagini ufficiali di Rossetti, non sappiamo su che fonti storiche si siano basati gli studiosi più recenti. Queste comunque sono alcune sue descrizioni fisiche, anche contraddittorie, la prima di Ruas che testualmente afferma: “era basso, moro: piccole mani, grandi dita. I suoi occhi neri e rotondi ne amenizzavano l’aspetto malinconico”[5]. Quella dell’altro biografo Cheuiche è ben diversa[6]. La terza immagine è quella, sempre di un giovane moro, ma molto elegante e bello, ricostruita e fattaci pervenire più recentemente dalla scrittrice Leticia Wierzchowski e dal regista Jayme Monjardim[7] che nel loro serial televisivo “a casa das sete mulheres” lo vedono così alto e bello che forse non vale la pena riportarne un’immagine dell’attore preposto al ruolo. Per la verità della ricerca e della storia, quindi, dobbiamo accontentarci delle sue tante belle lettere, la sua sinuosa calligrafia, l’elegante e bella firma che chiude le interessanti missive inviate ai “Fratelli” carbonari Mazzini, Cuneo e a tutti gli uomini più importanti del sudamerica, scritte in portoghese e/o in italiano. Su queste lunghe epistole, sui tanti articoli che scrisse in quei due anni al giornale O Povo, abbiamo lungamente lavorato per poter tracciare e meglio definire, malgrado la mancanza di tante altre missive andate perse, una adeguata biografia e ben calibrato saggio storico dell’eroe risorgimentale. La sua breve e turbolenta esistenza, sempre dedicata a combattere per gli altri, con la penna e la spada, mai mettendosi “in bella mostra in prima fila”, hanno fatto di lui un mito al rovescio, non un’icona, ma “El Editor sem rosto” (il Direttore senza volto), e anche per questo motivo gli storici brasiliani lo hanno affettuosamente ribattezzato così. Lui, in tutte le fasi più importanti e decisive della storia e della politica c’era sempre, lavorava in sordina per il bene supremo, devotamente al servizio della causa risorgimentale, repubblicana (internazionalmente intesa) e delle persone che serviva fedelmente. E poi, come giustamente ci ricordava il grande storico Alfredo Varela: “In verità si è scritto molto poco di questo grande pioniere del giornalismo farroupilha, che tanti insigni servizi aveva reso alla causa rivoluzionaria nei due anni in cui fu a capo della redazione del O Povo. La sua memoria è quasi dimenticata, anche quando si parla dell’epico decennio, ricordandolo appena, quando invece si fa giustizia annoverando i successi di Garibaldi. Il Rio Grande gli deve un alto tributo di riconoscenza, e atto di riparatrice giustizia sarà ricordare, nel progettato monumento farroupilha, la grande figura storica di Luigi Rossetti, il Direttore del “O Povo”.

Quello che è grave e inaccettabile ancor oggi è che, a distanza di centosettanta anni dal martirio del giovane Rossetti, ancora nessuno gli abbia adeguatamente tributato gli onori meritevoli e dovuti, sia da parte dell’amata sua città, patria e luoghi che più non rivide, neanche da morto. Gli unici, a onor del vero che l’hanno fatto e molto bene nel 1948, sono state proprio le autorità e gli storici locali della città di Porto Alegre nello Stato di Rio Grande do Sul, in occasione dei centocinquanta anni della Rivoluzione Farroupilha[8] ed è per questo motivo che, oggi, si è ritenuto di metter mano a questo testo chiudendo una pagina importante di storia risorgimentale, ma anche una piaga ancora aperta. I suoi resti, non più anonimi riposano ora nel cimitero della vecchia città di Viamao in Brasile, nel luogo stesso del suo ultimo combattimento come Tenente di Marina, a capo di una piccola pattuglia di retroguardia che stava coprendo le spalle al ritiro della colonna guidata dal presidente Gonçalves. Sappiamo che accanto al suo corpo giaceva quello del Maggiore Bandeira[9]. L’immensa opera giornalistica e il profondo apporto culturale del giovane rivoluzionario Rossetti alla nascita della democrazia repubblicana dev’essere ancora profondamente studiato e rivisitato, sicuramente in Italia. E questo libro, oltre a essere un omaggio postumo, è anche un formale invito alle autorità e agli storici italiani per rendere giustizia e onore alla fulgida figura del Patriota dei Due Mondi, grande giornalista italiano, cosmopolita, finissimo politico, diplomatico e intellettuale. Ma come dice sempre il grande storico brasiliano Collor: “ma anche in questo siamo stati sfortunati perché lui era l’unica persona in condizione di scrivere un libro su Garibaldi. Pagò con la vita la sua ostinazione a servire la causa dei rivoluzionari riograndensi[10].

E Garibaldi ricordando la morte di Rossetti, così si esprimeva: “Non vi è angolo della terra, ove non biancheggiano l’ossa d’un italiano generoso! E l’Italia li scorda!… coloro che fecero bello il suo nome nel nuovo mondo! In tutte le contrade del mondo! Essa ne sentirà la mancanza…“. E poi ancora:

“Cara memoria di compagni, a voi mi collega la mente e l’Atlantico sorvola e cerca invan su quelle sponde una pietra, che segni ove cadeste per l’altra Patria liberar, e Italia salutaste cadendo. O mio Rossetti, fratello di sventura…”.

Questa ricerca storica e biografica ha l’ambizione di occuparsi della sua breve e intensa vita, vissuta sempre da grande uomo onesto, politico coerente, giovane puro, sognatore e degnissimo italiano. Ma parleremo anche dei suoi amici più stretti, i collaboratori e/o i capi storici della lunga rivoluzione, gli scrittori e i giornalisti che alle sue idee si agganciarono o fecero continuo riferimento; nonché tutte le pregevoli e importanti attività dello stesso, svolte nei tredici lunghi e duri anni come esule politico e itinerante in Sudamerica.

L’amorevolezza di quell’anima, che consacrò la propria gioventù e breve vita alle gesta della Repubblica di Rio Grande do Sul, è stata poi laggiù ricordata, ma purtroppo mai in Italia, né dai mazziniani, né dai garibaldini, né dalle successive istituzioni storiche. Noi, lo facciamo ora, alla vigilia dei 150 anni dell’Unità d’Italia, periodo fulgido che contrassegnò la nascita di tanti Risorgimenti, in Argentina, Brasile, Uruguay e Italia[11]. Questo era il nostro intento e speriamo di esserci riusciti.

[1] Garibaldi, nella sua opera Clelia, affermava: “Ricordare all’Italia tutti quei valorosi che lasciaron la vita sui campi di battaglia per essa. Perché se molti sono conosciuti – e forse i più cospicui-, molti tuttavia sono ignorati. A ciò mi accinsi come dovere sacro” (punto 1 della Prefazione). Mazzini, invece nel 1842, parlando della sua città, così ammoniva: “Il 1833 ha imposto a noi doveri più sacri che non a molti altri Italiani; Genova, mi duole il dirlo, li dimentica troppo…”. (Epistolario, pag.87 della lettera a Cuneo del 28 marzo 1842).

[2] Estratto integrale della lettera di Garibaldi a Mazzini da Rio de Janeiro del 27/01/1836.

[3] Estratto integrale dalla lettera di Rossetti a Cuneo del 12 giugno 1838 da Piratini (nostra Lettera n. XI)

[4] Vuol dire “straccione, pezzente”, cioè il nome che veniva dato a tutti i poveracci del momento che Gonçalves prima portò alla rivoluzione e poi darà loro dignità e libertà. Ricca, documentata e interessante è la ricostruzione storica fatta da Lindolfo Collor nel suo bel libro: Garibaldi e a guerra dos farrapos, Livraria José Olympio Editora, Rio de Janeiro, 1938.

[5] Da pagina 202 del testo di Ruas Tabajara: Os varões assinalados, Mercado Aberto, Porto Alegre, 1995.

[6]Era una figura imponente. Statura al di sopra della media e con i muscoli di chi aveva iniziato da piccolo a lavorare nei porti…”(pag. 8 del testo di Cheuiche Alcy: Luigi Rossetti, O Jornalista Farroupilha, Martins Livreiro Editor, Porto Alegre, 2007).

[7] Dalla serie televisiva: A casa das sete mulheres, tratto dall’omonimo libro di Leticia Wierzchowski, Porto Alegre, 2002.

[8] Ci riferiamo all’omaggio: Luiz Rossetti (in memoriam) di Eduardo Duarte del 1948; al libro di Francisco Riopardense de Macedo: Rossetti e a imprensa farroupilha, del 1990 e a quello più recente di Carlos Reverbel e Elmar Bones: Luiz Rossetti – O editor sem rosto, L&PM Editores, Porto Alegre, 1996.

[9]Fu in una sorpresa di Francisco Pedro de Abreu, dalle 2.00 alle 4.00 del mattino, che morì, a circa un chilometro da questa città, l’italiano Rossetti, Farrapo che per un tempo fu Direttore del O Povo, giornale di propaganda repubblicana. Al suo lato giaceva, anche lui morto, il Maggiore Bandeira, collettore dei repubblicani”, da pagina 125 del testo di Milton Luz: Homens e fatos Rio-grandenses (1848-1865), Diagramasul Artes Graficas Editora, Porto Alegre.

[10] Dall’introduzione al testo già citato (pag. XXX) e riportato in bibliografia.

[11]L’Illuminismo è risorgimento integrale, è rinascenza etica e politica, perché è rivoluzione morale. Non un Illuminismo, allora, ma più Illuminismi, perché non uno è il Risorgimento cui tende l’ansia liberante della ragione pratica. Non soltanto Illuminismi, dunque, ma anche Risorgimenti che si compenetrano, mentre si nutrono dello stesso anelito morale e rivoluzionario, della stessa idea di libertà”. (da pag. 21 dell’interessante libro del collega e amico prof. Marco Majone: “Illuminismi e Risorgimenti, metodi e storiografia del pensiero, Bulzoni Editore, Roma, 2005.