Correva l’anno 1805 quando, in una città di mare, una donna dette alla luce un figlio maschio. Una storia come tante, comune come il nome del nuovo nato: Giuseppe. Ma poi c’è la strada, c’è il destino che si crea in ogni azione profondamente sentita e vissuta con presenza, come una scelta, anche quando apparentemente non è tale. Il bambino cresce, diventa uomo, poi anziano.
Il bambino diventa Mazzini.

Lo celebriamo con statue a volte di dubbia qualità, gli intitoliamo scuole e biblioteche, magari scriviamo un rapido post per ricordarne il genetliaco ma raramente sappiamo che persona fosse, pochi hanno letto i suoi scritti, ancor meno hanno voluto accoglierli in sé. Non dico capirli, perché chiunque potrebbe riuscirci. Dico voler assumere le sue parole come nutrimento per l’anima, perché sono così vibranti e vive da costruire e rinforzare, come mattoni, l’interiorità del lettore. Basta leggerle, ascoltarle davvero, accoglierle con presenza.

Come celebrare il compleanno di Mazzini?
Magari condividendo qualche suo breve scritto.
Leggendolo e riflettendo.
Parlandone agli studenti, anche se è il 22 di giugno.
(Ri)scoprendone l’umanità
Rispettando la Costituzione, l’Italia e gli italiani, attraverso una politica orientata al bene comune.
Ricordando che, se un uomo come tutti noi non avesse accettato di affrontare tante amarezze in nome di un ideale, noi non godremmo di tanti diritti che diamo per scontati.
Sottolineando in tutte le sedi, istituzionali e non, quanto il meglio di ciò che abbiamo abbia radici mazziniane.
Ricordandolo con pensieri che diventano azioni.
Chissà, magari ci potrebbe scappare persino un’Italia migliore: la consapevolezza delle proprie radici è il primo passo per poter fiorire di nuovo.

I commenti sono chiusi, ma riferimenti e pingbacks sono aperti.